1. Anonimo ha chiesto: Cosa significa felicità?

    Domanda difficile.

    La felicità è uno stato d’animo che io non voglio vivere (e non potrei vivere), e che non credo di conoscere appieno perché implica l’essere appagati e soddisfatti in maniera assoluta - e secondo me ha a che fare con qualcosa che è ben lontano dalle persone che sono piene di dubbi (e con pochissime certezze), di interrogativi e di curiosità da soddisfare, tipo me - ma che se ho la possibilità di conoscere anche solo per brevi istanti, mi basta. Insomma, per me la felicità è fatta di momenti, di momenti in cui ti sembra di toccare il cielo con un dito, e deve rimanere tale, non qualcosa che deve durare a vita, per il resto sono per il stare beneMi auguro che nella mia vita ci siano sempre questi momenti.

     

  2. anonpeggioredelmondo:

    volevoessereunapizza:

    A parte quella volta in cui uno mi chiese se fossi straniera, quell’altra in cui uno pensava che lo stessi perculando per non dirgli il mio vero nome, e quelle volte in cui mi chiedono se è un diminutivo di un altro nome; ogni volta che scrivo il mio nome, Cira, su una piattaforma digitale (pc, smartphone…), mi dà errore per dirmi che non esiste, con tanto di linea rossa e correzioni. Ho provato con un altro nome insolito, brutto, e non comune, quale Ermenegilda, e esiste. :(

    ok, d’ora in poi ti chiameremo così. o genoveffa, se preferisci.

    Non è necessario, perché qui sono/mi chiamano Pizza/Pizzetta.

     

  3. A parte quella volta in cui uno mi chiese se fossi straniera, quell’altra in cui uno pensava che lo stessi perculando per non dirgli il mio vero nome, e quelle volte in cui mi chiedono se è un diminutivo di un altro nome; ogni volta che scrivo il mio nome, Cira, su una piattaforma digitale (pc, smartphone…), mi dà errore per dirmi che non esiste, con tanto di linea rossa e correzioni. Ho provato con un altro nome insolito, brutto, e non comune, quale Ermenegilda, e esiste. :(

     
  4. Ho il mare fuori

    A tutti quelli che hanno il mare dentro, vorrei dire che, dopo venticinque anni, ho scoperto che se faccio la treccia con i capelli ancora bagnati e dopo l’asciugo un po’ con il fon, dopo tante ore mi ritrovo questi capelli, quando io invece ho passato gli anni a usare il ferro ondulante per ottenere l’effetto onde del mare sui capelli con un dispendio di tempo e energie! Sono una ritardata probabilmente. Ora ho anche io qualcosa che ha a che fare con il mare, e posso pure permettermi di dire una di quelle cose sdolcinatissime come puoi navigare sui miei capelli e perderti dentro. Ok no.

    Papà ieri mi ha detto che sono una fessa perché all’esame ci dovevo andare con i capelli sciolti e belli, e non con lo chignon come le zingare!

     

  5. "Non è giusto" non esiste.

    Avrei voluto scrivere “esami finiti, il mio percorso universitario termina oggi 22 luglio (tesi a parte)”, e invece niente di tutto ciò. Oggi ho sostenuto l’esame che stavo preparando da quattro mesi, un esamone di 1400 pagine, e sono stata bocciata. Se fossi stata bocciata perché impreparata, per aver fatto scena muta, per essermi espressa male o per essermi mostrata titubante, lo avrei capito, ma non so neppure il perché, perché non è accaduto niente di tutto ciò. Dopo aver ricevuto due domande, a cui ho risposto bene, senza mostrare insicurezza, uno dei due assistenti che mi stava esaminando, mi fa notare di aver detto un’inesattezza (non vi sto a dire quale per non entrare nel merito della materia), io gli dico che ero sicura in base a ciò che avevo studiato, lui obietta, così, visto il mio silenzio, mi comunica che l’esame poteva anche concludersi, che ero preparata ma confusa. Al che resto allibita e con tutta l’umiltà che mi appartiene, pensando di avere sicuramente una persona più preparata di me davanti a me, si è fatto spazio dentro di me il dubbio che avessi potuto dire qualche sciocchezza. Lo imploro di farmi altre domande, dicendogli che si trattava dell’ultimo esame, (perché cosa altrettanto strana è essere bocciata dopo due domande), solitamente prima di bocciare ci tengono a spellarti un po’. Lui non mi ha dato alcuna possibilità, neppure di andare dal prof che, al centro della cattedra, smanettava con l’ipad senza sostenere esami. Esco fuori, la prima cosa che faccio è controllare le risposte che ho dato e avevo risposto bene, al che avrei potuto prendere il codice e lanciarlo addosso all’assistente, ma non ho fatto nulla di tutto ciò, ho pianto dalla rabbia, e uscendo dall’aula ho gridato facoltà di merda.

    Specifico che io non ho fortuna, quindi non ho mai tentato gli esami, non ho mai avuto la faccia di bronzo per presentarmi ad un esame con delle lacune e tentare di portarlo a casa con un diciotto, e mi sono beccata pure il diciotto immeritato, così come ho ammesso di non essere preparata e di meritare un voto basso o la bocciatura. Qualcuno dice che la fortuna non esiste, ma sarà qualcuno che non è andato all’università, perché ci vuole una buona dose di fortuna ogni volta che vai a sostenere un esame, devi sperare di capitare con una persona che abbia umiltà nello svolgere il ruolo che gli è stato assegnato. Cosa che non capita spesso, quasi mai.

    Comunque non è la prima volta che capita una cosa del genere, sarà il terzo (?) episodio grave. Prima di iscrivermi alla facoltà di Giurisprudenza della Federico II, chiunque incontrassi mi chiedeva se fossi davvero convinta di voler intraprendere questo percorso in virtù di una serie di voci che giravano sulla facoltà, dalle raccomandazioni al terrorismo psicologico degli assistenti nei confronti di povere matricole che, non avendo professionisti legali alle spalle, non meritano il titolo di giurista. Io ero convinta del percorso scelto per determinati motivi. Ancora oggi, incontro gente che mi guarda pietosamente. Eppure il mio percorso era iniziato brillantemente, ed è stato così fino al terzo/quarto anno, poi ho avuto problemi proprio con gli ultimi due. Ma, in questi anni universitari, per ciò che poi ho vissuto direttamente e indirettamente, ho odiato ogni singolo angolo della facoltà, e mi è crollata l’idea in sé di giustizia, il concetto di meritocrazia, e ne ho la pancia piena del clientelismo che dilaga all’interno di quelle mura e all’esterno. E lo so, non capita solo a me. Questo è solo lo specchio di un sistema sbagliato che ormai è diffuso su larga scala in questo Paese, e in qualsiasi settore. 

    Non so più niente, so solo che per lo sfizio di uno stronzo io stamane dovevo essere bocciata, e per colpa sua dovrò aspettare ottobre per sostenerlo nuovamente. Non riesco proprio a farmene una ragione, e mi tocca solo la rassegnazione. Non volevo neppure arrivarci a luglio con un esame ancora da sostenere, i miei programmi erano tutt’altri, avrei già dovuto terminare questo percorso, e ho dovuto trovare la forza per non farmi abbattere dagli eventi e ora devo trovarne altra ancora. Forza che ho dovuto trasmettere pure a chi voleva abbandonare. Sono stanca, avvilita, demoralizzata, e ho accumulato tanto stress fisico e mentale a causa del penultimo e di quest’ultimo esame, aggiungendo a tutto ciò le preoccupazioni per il futuro. Se fossi una persona menefreghista probabilmente vivrei meglio, e invece non mi faccio scivolare quasi niente addosso, sono sempre e solo io a scivolare sulle cose. Oggi mi sono sfogata con mia madre su tante cose e mia madre non fa altro che dirmi che la sensibilità mi distruggerà, e io non posso farci niente.

    Un mese fa circa, ad una festa di laurea, conobbi un assistente. Un assistente che stava facendo il praticantato presso lo studio di un avvocato, nonché professore universitario presso la mia facoltà. Un fesso che mi disse “sto facendo gli esami di procedura civile, ma non farmi domande, non mettermi alla prova perché io non so niente… a volte mi sento pure in colpa verso le povere matricole, ma mica solo io eh!”, io gli feci presente che appena aveva un po’ di tempo poteva mettersi in un angolino e vergognarsi. Non tutti, ma molti assistenti sono proprio come questo soggetto, impreparati e per di più frustrati.

     

  6. È dedicata a pizza man.

     

  7. Voi li avete visti?

    io (mi siedo, porto la mano sulla fronte e inizio a cantare): Ci son due coccodrilli ed un orango-tango, due piccoli serpenti, un’aquila reale, un gatto, un topo, un elefante, non manca più nessuno, solo non si vedono i due liocorni.

    mamma: che hai detto?

    io: Ci son due coccodrilli ed un orango-tango, due piccoli serpenti, un aquila reale, un gatto, un topo, un elefante, non manca più nessuno, solo non si vedono i due liocorni.

    mamma: non li ho visti neanche io!

     
  8. Santa Pizza

    Santa Pizza, madre di tutte le pizze, prega per noi peccatori che a volte non sappiam quello che mangiamo, adesso e nell’ora della fame. Gnam.

    (Fonte: volevoessereunapizza)

     

  9. Probabilmente ho voglia di chiacchierare

    Quando studiai che cos’è una tassa, e lessi che le tasse sono pagate per ricevere in cambio dei servizi pubblici (infatti è basata sul principio della controprestazione, io cittadino pago e ricevo come corrispettivo la prestazione a mio favore di un servizio pubblico), pensai bello, mi sembra giusto, è giusto pagare le tasse se tu Stato in cambio mi offri dei servizi pubblici!. Tra le tasse che ci tocca pagare, c’è per es. la tasi. La tasi (Tassa sui Servizi Indivisibili) riguarda quelle attività comunali quali l’illuminazione pubblica, la sicurezza, l’anagrafe e la manutenzione delle strade che vanno a vantaggio di tutta la cittadinanza. Non so se è chiaro, stando a ciò, non dovrebbero esserci buche, le strade dovrebbero essere sempre illuminate e pulite, senza erbacce secche che crescono ai bordi del marciapiede e ti impediscono di camminare perché devi stare attento a ciò che calpesti. Ma questa è un’utopia, seppur non dovrebbe essere tale. Sarebbe bello chiedersi che fine facciano i nostri soldi, e la vera fregatura è che la gente, tra tasi tari e imu, non ci sta capendo niente, ma paga, perché il cittadino onesto paga sempre. Sento dire “ma che cos’è la tasi, sta’ tari..” e qualcuno risponde “non lo so, so solo che si deve pagare”. E si fa leva su questo, sul fatto che le tasse debbano essere pagate. Uno Stato che approfitta dell’ignoranza, della buona fede e dell’onestà dei cittadini, non è uno Stato, è uno Stato che ha fallito, ma i fessi siamo noi! Siamo noi perché a voler fare questo discorso con la gente, ti risponderebbe annoiata e scocciata, qualcuno dice “non serve a nulla,perdiamo solo tempo”. Allora mi viene da dire che abbiamo fallito pure noi come cittadini perché non ci interessiamo a ciò che è nostro, e non conosciamo l’idea di Stato. Mi sembra un’inutile esistenza passata a sopravvivere.

     

  10. Il mio ing. si sente più uomo

    Quando usciamo insieme, quando facciamo qualche acquisto, quando andiamo a fare benzina, quando mi dice ci penso io, leggo sul volto di mio fratello la soddisfazione nel provvedere da sé, con i suoi soldi, con quelli che sta guadagnando da quando lavora. Si sente più uomo, mettiamola così, perché la paghetta gli stava stretta, e a chi non sta stretta? Prima che iniziasse a lavorare, sono quasi quattro mesi ormai, poteva pure osare ma non osava perché gli dava fastidio chiedere, e quindi si tratteneva nell’avanzare qualsiasi richiesta e si conteneva quando doveva sostenere certe spese. Ora no, lo vedo anche osare. Lo fa con la consapevolezza di chi sta lavorando, di chi si coccola con le cose che gli piacciono perché pensa di meritarlo. Ha avuto la fortuna di non doversi allontanare da casa quindi non sostiene molte spese, ma lavora tanto, lavora tanto per farsi apprezzare e crescere così da essere considerato davvero un ing., e leggo tante volte la stanchezza sul suo volto di chi non è abituato a determinati ritmi. Allora sì, penso che sia davvero soddisfacente, penso che sia questa la dignità che dovrebbero garantirci dopo tanti anni di studio (e a prescindere dallo studio), e scalpito affinché anche io riesca il prima possibile a sentirmi così. A sentirmi una persona dignitosa.