1. stelladelmattino ha risposto alla tua foto “Pausa studio. Avevo voglia di un ghiacciolo. Ho preso la confezione e…”

    ma a me piace l’anice, spediscimeli!

    ok, dammi l’indirizzo! Te li spedisco tutti! stelladelmattino

    normanora ha risposto alla tua foto “Pausa studio. Avevo voglia di un ghiacciolo. Ho preso la confezione e…”

    A me l’anice piace tantissimo! Comunque penso mettesse la sambuca nel caffè :)

    Nono, proprio l’anice, posso assicurarlo. :) normanora

     
  2. Pausa studio. Avevo voglia di un ghiacciolo. Ho preso la confezione e ho pescato il ghiacciolo all’anice. Ha un bruttissimo sapore. L’unica persona di mia conoscenza a cui piace l’anice (ha un buon odore), è un’amica di mamma che nel caffè versa sempre un po’ di anice. Mia madre comprò l’anice apposta per lei. Sì, mia madre ha un gran cuore. Non so se voi avete mai comprato questa confezione di ghiaccioli, ma hanno tutti dei gusti un po’ strani, cioè non si tratta dei classici gusti, questo è il peggiore. Infatti quelli della Sammontana si sono ben preoccupati di specificare “gelati all’italiana!”. Sicuramente sono io che non capisco niente. Ho dato un’altra occhiata nella scatola, e non ce ne sono altri. Ho pregato affinché ne uscisse un altro magicamente. Chi ha mangiato i miei ghiaccioli lasciandomi il peggiore dei ghiaccioli? Mi sento in colpa nei confronti dei bambini che muoiono di fame, ma io sto coso non lo mangio! Qualcuno lo vuole? È azzurro come l’albero azzurro!

    ( killtherainbow, al meetup qualcuno apprezzerebbe i ghiaccioli all’anice?)

     

  3. Mi sale la tristezza al sol pensiero che alcune persone per ciò che hanno vissuto si comportarno in modo irragionevole (e sono troppo buona se dico irragionevole), perché sanno che ci sarà sempre qualcuno pronto a giustificare le loro azioni, facendo leva sulla bontà d’animo, perché se certe persone hanno subito torti dalla vita sembrano aver ricevuto il permesso di vomitare il malessere sugli altri. Ho visto persone approfittare della malattia di un loro parente, di una perdita subita, di disgrazie varie, solo per comportarsi in modo meschino nei confronti degli altri, perché agli altri, quelli più fortunati, tocca capire. Usare la propria vita per imporsi nella società, e per fare del male, ad oggi, mi sembra la cosa più squallida. Eppure, è la pratica più diffusa per ottenere qualcosa e per arrivare dove sarebbe impossibile arrivare con le sole proprie forze. Come quelli che adagiandosi nella loro stranezza, si comportano in modo ambiguo, e qualcuno è sempre pronto a giustificarli dicendo “che ci vuoi fare, è strano..”. La stranezza ti da l’idea di essere un tipo buono, e ti senti pure un po’ figo se esci fuori dagli schemi. Ognuno di noi porta dentro di se un dolore, piccolo o grande che sia, e se ognuno di noi volesse usare il suo dolore per essere accettato, non so dove andremmo a finire. Il fatto è che ci sono gli eterni bambini, e gli eterni genitori. E gli eterni genitori, pronti a ricordare la sofferenza del tizio inquisito per mettersi dalla parte dei buoni, sono anche peggio. Un circolo vizioso senza fine da cui io sto alla larga, tenendomi ben lontana da pratiche giustificatorie.

     
  4. Un po’ di Bologna

    Sono del parere che in Italia abbiamo bellissime città poco curate, poco apprezzate, poco sfruttate. Soprattutto poco apprezzate, il che implica tutto il resto. Se si ama poco ciò che si ha è impossibile che ciò possa assumere un valore.

     

  5. Momenti di indubbia intimità

    Quando guardo un film e piango per una determinata scena, mi sono resa conto - giusto ieri sera - che ne approfitto per piangere per qualsiasi cosa, ci butto dentro un po’ tutto, cioè piango per quelle cose pur cui ho bisogno di piangere, quelle cose per cui cerco di trattenere le lacrime quando ci penso, e piangere per il film diventa una buonissima scusa. Il film diventa il mezzo per farlo. In questi casi, probabilmente il film sta facendo un buon lavoro, perché riesci ad entrare in sintonia con esso. Il bello è che se sei in compagnia nessuno sta lì a chiederti perché piangi, rispettando quel momento di intimità col film; se sei solo tanto di guadagnato. Secondo me, non solo io, non succede solo a me.

     
  6. L’arte di strada

    Girando per le strade di Bologna sono stata colpita dai tanti murales che ho potuto ammirare sulle saracinesche dei negozi. Trovo questi murales davvero belli, non deturpano l’immagine della città ma la abbelliscono, a differenza della semplice scritta insignificante fatta con un pennarello. Alcuni rappresentano il prodotto che interessa il negozio (vedi l’elettricista), altri sono semplicemente decorativi. Non ne avevo mai visti così tanti. Anche questa è arte.

     

  7. Mi infastidisce quel modo subdolo che hanno gli adulti di stroncare una conversazione e di farti sentire una cacca con la frase “io all’età tua già avevo…”. Il confronto è impossibile, parliamo di due generazioni lontane, eppure riescono benissimo nell’intento. Che poi, non so quanto abbia giovato ai fini dello sviluppo della società avere degli adulti che hanno vissuto solo in parte la giovinezza, bruciando tappe e obiettivi, per poi cercare di recuperarla dopo, con l’infelicità negli occhi e l’inadeguatezza nel rivestire certi ruoli. Ma non so neppure quanto gioverà, un giorno, avere una società fatta di adulti che sono stati per troppo tempo giovani, a causa della lenta corsa al raggiungimento di obiettivi a cui sono stati posti innumerevoli ostacoli e della mancanza di certezze.

     

  8. Il ciclo

    Guardo i nei che ho sulla pancia e penso a delle dita che li sfiorano, che non siano le mie. Anche quando penso di non sapere ciò che mi sta accadendo, in realtà lo so sempre. Il mio punto forte. Credo che sia arrivato il momento di accettarlo, sono grande ormai. Forse lo so da un po’, ma a me piace così tanto l’idea di indipendenza, che ho fatto fatica ad accettarlo.
    Sento il bisogno di essere avvolta da qualcuno, di essere protetta, di lasciarmi andare. Mi ero imposta di imparare a stare da sola, di imparare a volermi bene e di stare bene con me stessa, per poter pensare per due. Questo è un lavoro che non finisce mai, ma il meglio l’ho fatto e ora mi sento come chi, dopo aver lavorato la sua amata terra per tanti anni per ottenere i frutti migliori, è stanco e vuole riposarsi; ma tiene così tanto alla sua terra, che la lascerebbe solo a qualcuno per cui prova estrema fiducia, e continuerà a coltivarla fino a quando non la troverà. E io vorrei fidarmi per lasciarmi andare, per abbassare le difese e far fare tutto a qualcun altro. Ho passato questi anni a fare tutto da sola, anche quando c’era qualcuno. Un po’ perché non riuscivo a fidarmi; un po’ perché quest’idea di fare tutto da sola mi piaceva. Di conseguenza, in quest’ultimo periodo non riuscivo ad accettare questo bisogno che si stava facendo spazio dentro di me. Ora so che c’è, lo accetto, ciò mi fa sentire umana, in un modo in cui non mi sono mai sentita. Però non mi piace ancora sentirmi così, per me è una debolezza. Mi infastidisce questa debolezza, anche se probabilmente è una bella debolezza. Provo quasi una forma di repulsione verso questa parte di me che credo sia sempre esistita ma ho seppellito per tanto. Devo capire che non è cambiato nulla, e che è normale. Ora sento solo un corpo estraneo dentro di me. Mi sento stupida all’idea di piangere per una mancanza, e parlo con me stessa, l’altra parte ride di me che piango e dice “sei davvero tu?”. Mi fa strano anche metterlo nero su bianco. Sarà solo una questione di abitudine. Sono solo cinque giorni, è solo il solito appuntamento mensile, calma, passerà.

     
  9. A quanto pare, ogni tanto gli adulti si prendono una pausa per sedersi a contemplare il disastro della loro vita. Allora si lamentano senza capire e, come mosche che sbattono sempre contro lo stesso vetro, si agitano, soffrono, deperiscono, si deprimono e si chiedono quale meccanismo li abbia portati dove non volevano andare. Per i più intelligenti diviene perfino una religione: ah, spregevole vacuità dell’esistenza borghese! Alcuni cinici di questo tipo cenano alla tavola di papà: “Cosa ne è stato dei nostri sogni di gioventù?” si domandano con aria disincantata e soddisfatta. “Sono volati via, e la vita è proprio bastarda”. Non sopporto questa finta lucidità dell’età matura. La verità è che sono come tutti gli altri, ragazzini che non capiscono cosa sia successo e che giocano a fare i duri mentre avrebbero voglia di piangere. Eppure non è così difficile da capire. Il problema è che i bambini credono ai discorsi dei grandi e, una volta grandi, si vendicano ingannando a loro volta i figli. “La vita ha un senso e sono gli adulti a custodirlo” è una bugia universale cui tutti sono costretti a credere. Da adulti, quando capiamo che non è vero, ormai è troppo tardi. Il mistero rimane, ma tutta l’energia disponibile è andata da tempo sprecata in stupide attività. Non resta che cercare di anestetizzarsi, nascondendo il fatto che non riusciamo a dare un senso alla nostra vita e ingannando i nostri figli per credere di convincere meglio noi stessi.[…]  La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia. Mi chiedo se non sarebbe più semplice insegnare fin da subito ai bambini che la vita è assurda. Questo toglierebbe all’infanzia alcuni momenti felici, ma farebbe guadagnare un bel po’ di tempo all’adulto - senza contare che si eviterebbe almeno un trauma,quello della boccia. - L’eleganza del riccio, Muriel Barbery.

     

  10. Anonimo ha chiesto: Cosa vuoi fare da grande?

    Il lievito madre. Per fare tante cose buone.