1. Confessioni (ma non vi aspettate chissà che cosa, eh!)

    Un paio di anni fa, due giorni prima del mio compleanno, incontrai una persona. Un amico di amici che lavorava in Svizzera, ma era sceso qualche giorno a Napoli dalla famiglia. Ci piacemmo subito, dal primo sguardo. Condividevamo molti interessi, era una persona interessantissima. Pensai che la vita volesse farmi un regalo, e che quello era il regalo per il mio compleanno. Prima che lui partisse, quindi il giorno prima del mio compleanno, trascorremmo una giornata insieme e quella giornata fu davvero piacevole. Poi lui partì con la promessa che ci saremmo rivisti in estate, ma dopo un paio di mesi ci arrendemmo all’attesa. Questo incontro, rientra in una serie di incontri che ho fatto dopo aver incontrato l’amore. Ci fu un periodo davvero strano della mia vita in cui amai così tanto l’indipendenza che non mi importava nulla di stare con qualcuno. E la vita sembrava accontentarmi. Mi accontentò facendomi incontrate tre persone interessanti ma che erano frutto di situazioni complicate, che non ci avrebbero mai permesso di mettere in piedi qualcosa. Io non ho mai vissuto per le avventure, per il sesso occasionale o per soddisfare voglie capricciose, e queste non lo erano. Ho dato la giusta importanza a tutti, ho preso il meglio, e ricevevo quelle attenzioni necessarie a far stare bene chiunque. Mi accontentavo? No, semplicemente non rinunciavo a conoscere la vita. Ma non è vero che stavo bene, mi illudevo che fosse così. Io non sono mai stata superficiale e quindi col tempo raccoglievo i frutti. Il bello è che così facendo queste persone non sono mai andate via dalla mia vita, e sono tutte il frutto di qualcosa di non vissuto. Non c’è cosa peggiore delle cose non vissute. Io non sono mai andata via dalla loro vita perché mi hanno sempre dato la giusta importanza e non mi hanno mai dimenticata. Questa cosa mi fa gongolare, lo ammetto, perché so che ho dato loro qualcosa, senza aver perso mai nulla. A volte tornano, e tornano per una pizza. 

    Io sapevo che l’amore mi avrebbe fregata. L’ho incontrato, mi ha attraversata, e se n’è anche andato. Io di lui, cioè dell’amore, ho una grande stima e rispetto, e sono riuscita a vestirlo degli abiti giusti solo una volta, poi non ci sono riuscita più. Ma faccio così con tutti i grandi sentimenti e con tutte le cose a cui do un certo peso. L’ho incontrato prima di quegli incontri di cui sopra e per questo poi non volevo saperne più nulla al punto tale da credere che la vita mi stesse facendo un gran regalo. O meglio, desideravo anche rivestirlo, ma non sostituirlo. Era così grande il rispetto per questo amore che mai avrei potuto fargli uno sgarro. Non mi sopporto. Non sopporto l’importanza che do alle cose e alle persone, perché non mi sento libera. Ma non sopporto neppure le persone che non lo rispettano, l’amore intendo. Vedo persone che si liberano facilmente. Io non so dare a chiunque, scelgo sempre a chi dare. A volte ho solo paura di non trovare più gli abiti giusti.

     

  2. unavoltaerounapersonanormale replied to your post: Spieghiamo cose…

    Uno una volta mi ha spiegato che i puntini significavano che era una battuta. Gli avrei dato quei punti in testa.

    forse li voleva davvero :D unavoltaerounapersonanormale

     

  3. Spieghiamo cose…

    Ho letto che i punti(ni) sospensivi, quei tre, presuppongono qualcosa di non detto… si usano per dire qualcosa… per suggerire qualcosa… Un dico non dico. Però non sempre, a volte si tratta semplicemente della propria tecnica scrittoria (certo)… Quando se ne usano tanti, può significare che la frase che precede i puntini ha un contenuto mutevole, quindi c’è incertezza, titubanza, insinuazione…… Si vuole creare suspense….. Così come può significare un discorso che scema. E poi con i tre puntini le frasi restano aperte. Non c’è conclusione… Il punto, invece, è troppo categorico, dicono. Ma i puntini vengono usati un po’ a casaccio… secondo me non sempre nascondono qualcosa di non detto! Però probabilmente sono espressione della personalità di quella persona… Insomma, questi puntini sembrano interessanti, più interessanti di chi li usa, quindi forse la gente li usa per sembrare interessante? Allora stavo pensando ad alcune conversazioni piene di puntini, in cui quasi ogni frase finisce con dei puntini… e i puntini abbiamo detto che nascondono tante cose, quindi i puntini sono il meglio del discorso. Quante parole non dette si nascondono dietro ai puntini? Poi non vi chiedete perché la gente ha problemi di comunicazione.

     

  4. I momenti più imbarazzanti

    In cui riesco a provare tanta tenerezza per l’umanità, per me sono:

    • tu stai parlando di te, l’altro ti risponde parlando di sé (top);
    • nel bel mezzo di un discorso, alcuni sono in difficoltà e si sentono a disagio, così dicono di avere una laurea con il massimo dei voti;
    • dopo aver citato i propri problemi, rispondere con altri problemi, perché c’è chi ci tiene a stare peggio;
    • quelli che cercano di fare i simpatici a tutti i costi e dicono agli altri che sono tristi;
    • quando una persona dice di essere diversa dagli altri;
    • quel momento in cui una persona dice che certe cose le fa solo lui e lo dice con quell’aria da cane bastonato perché si sente escluso, quando poi è contento e spera che nessuno dica anche io;
    • quando qualcuno dice anche io, quando invece anche lui no.
     

  5. Usciamo un po’ dai nostri mondi fatti di cose da grandi

    Tra le mie tante paure c’era e c’è quella di diventare una persona adulta così triste da non essere più in grado di guardare gli altri, soprattutto quelli più piccoli. Di crescere e guardare il mondo con una certa superiorità, così da poter sempre dire tu non hai idea di quali siano i veri problemi, da non saper più abbassare il capo e guardare in basso. Di essere una persona così indaffarata e impegnata da pensare di non avere più tempo per gli altri. Di non saper più cogliere i particolari e i dettagli, di essere così stanca da sbuffare di fronte a qualsiasi cosa senza darle il peso che merita. Di arrivare a costruire qualcosa per seguire il filone tradizionale della società impegnato a dimostrare agli altri di aver messo in piedi qualcosa di importante che invece perde acqua da tutte le parti. Può sembrare una stupida paura se non fosse che vedo tantissimi adulti diventare così. La cosa che mi spaventa di più è che vedo già miei coetanei essere così.

    Stamattina, ho appreso la notizia di quella ragazzina di quattordici anni che si è suicidata perché subiva cyberbullismo. Si tagliava e gli amici sapevano di quei tagli, quasi come fosse una cosa normalissima. Graffi del gatto, diceva. Mi sono chiesta se la madre si fosse mai accorta di quei tagli, mi viene da pensare che no, che non abbia mai guardato sua figlia negli occhi, e se ha creduto alla storia dei graffi del gatto io spero che quella donna non abbia altri figli. Ecco, io non vorrei mai diventare un adulto del genere. Noi ne sentiamo parlare così tanto sui social che pensiamo quasi sia diventata una moda e reputiamo stupidissime certe frasi, perché lo sono. Ma il problema è che nella maggior parte dei casi è tutto vero. E anche qualora fosse diventata una moda, è comunque preoccupante. Ma noi ci preoccupiamo solo di fare quelli grandi che sanno tutto e che possono puntare il dito gridando stupidi!

     

  6. Un fattorino, una pizza e un sabato sera.

    Sono uscita dal garage e ho sentito odore di pizza. Ho fatto un paio di metri e ho visto ai citofoni di un grande palazzo l’uomo che non si fa mai aspettare, il fattorino delle pizze. Aveva una pizza e sulla pizza era appoggiata una busta contenente delle fritturine. Ridevo e scherzavo con le mie amiche ma quando ho visto quella pizza mi sono fermata un attimo. Ho iniziato a fantasticare con la testa e ad immaginare per chi fosse quella pizza. Non erano neppure le otto, quasi. Ho pensato ad una persona sola. Tipo un uomo senza moglie e senza figli, o viceversa. Una persona influenzata. Una ragazza sola in casa, o un ragazzo solo in casa, i cui genitori sono usciti con gli amici e gli hanno lasciato i soldi per la pizza. Qualcuno col cuore spezzato che di sabato sera non ha voglia di uscire e se ne sta solo in casa. Qualcuno che ha ordinato la pizza per compensare una mancanza, forse ha un amore distante. Qualcuno che non ha amici. Uno studente che la settimana prossima dovrà sostenere un esame. La migliore delle ipotesi che ho fatto è che fosse una pizza per due, il che mi sembra una cosa bella. Mi sono chiesta se fosse giovane, adulto, o un anziano. Avrei voluto saperlo. Per fortuna che c’è l’uomo delle pizze che non ti fa mai aspettare troppo, così mi sono detta. Poi mi sono chiesta, quanti fattorini lavorano di sabato sera? Corrono molto? Sono un po’ come Achille? Se non fosse che ad un certo punto mi sono sentita un po’ invadente perché mi sono presa la briga di entrare bella vita di una persona di cui non so nulla e ho fantasticato sulla stessa suggestionata da un fattorino, una pizza e un sabato sera. Perché i sabato sera è meglio trascorrerli con qualcuno, almeno in due. Ma pure la pizza è meglio in due. Perché nessuno merita di stare solo. Ma io che ne so, forse a questa persona piace stare sola e ha trascorso una serata all’insegna della tranquillità. Ma ho pensato al peggio perché ora siamo un po’ abituati a pensare al peggio e forse perché c’è stato un periodo della mia vita in cui ho odiato i sabato sera. Fatto sta che ho invaso la vita di qualcuno con i miei pensieri. Cosa che facciamo un po’ tutti, ci piace immaginare le vite altrui, così da mettere da parte la nostra anche solo per qualche minuto. Stavo pensando che a me non piacerebbe molto questo. 

     
  7. Abitudini

    Il panino con la mortadella è una di quelle cose che fa parte della mia vita. Un sabato senza panino con la mortadella non è sabato. Perché il sabato? Da bambina, ogni sabato, la mia nonnina mi preparava sempre il panino con la mortadella. Mangiavo pochissimo e questa era una delle poche cose che mangiavo volentieri. Mia madre sa che il sabato, quando va a fare la spesa, se non torna a casa con la mortadella, non le rivolgo la parola. Sarebbe un giorno triste per me. È un’abitudine che non voglio perdere. Il panino con la mortadella rientra nella top five dei miei piatti preferiti. Con una cosa del genere davanti agli occhi sono facilmente corruttibile e mi si conquista facilmente.

     

  8. Feisbuk vs Tamblr

    Leggevo di alcuni ask sulla gente che difende tumblr e dice che tumblr è una grande famiglia, mentre facebook no, è cacca. Si risponde a queste stupide affermazioni che sono la stessa cosa, entrambi sono social network. Questa è la grande verità. Però c’è una differenza tra fb e tumblr: su facebook abbiamo gli amici e i parenti, stiamo a contatto con questi con tanto amore pure se li schifiamo a morte, scriviamo citazioni per dichiarare amore o odio, stalkeriamo la gente etc.; su tumblr invece non conosciamo nessuno e possiamo parlare male di parenti e amici che postano le cose sceme su fb e fanno cose sceme nel quotidiano, della stessa gente di tumblr, parliamo delle nostre fragilità che non possiamo mostrare al mondo tutto e delle cose che i parenti non devono sapere, ci sfoghiamo, sembriamo dei frustati, facciamo quelli che sanno tutto e dopo stiamo in pace con il mondo (si fa per dire). I punti in comune sono: su entrambi si parla male di qualcuno sotto forma di frecciatine e su entrambi c’è gente made in china. Vabbuò, ma questa è proprio la realtà. La famiglia esiste solo sui pacchi del mulino bianco. 

     

  9. La notte è riempirsi di lo faccio e lo farò, buoni propositi, idee brillanti e entusiasmanti, convinzioni e positività, per poi la mattina svuotarsi di tutto pensando siano stronzate e sentirsi fessi.

     
  10.