1. agreeneyesgirl ha risposto al tuo post “Il mio flirt estivo”

    Tieni duro, è amore vero questo e non basterà un inverno per distruggerlo!

    lo penso anche io :’) agreeneyesgirl

     

  2. Il mio flirt estivo

    L’estate è fatta anche per vivere piccole avventure amorose, flirt passeggeri. Si chiamano “amori estivi” perché il più delle volte nascono e muoiono in estate. Ma è una cosa molto da teenager che vanno in vacanza con i genitori e lasciano il cuore in chissà quale villaggio, per poi tornare a scuola e raccontare tutte alle amiche/agli amici. Quando si torna a casa, il cellulare vibra continuamente per il messaggino dell’amore estivo, ci si promette amore eterno e un’attesa lunga otto/nove mesi. Ma tutto ciò dura all’incirca un mese. Perché quando si torna a scuola, ci si inizia a guardare intorno e sembra che in tre mesi siano diventati tutti più fighi e qualcuno sembra essere diventato davvero grande. Quando si diventa più grandi le cose non cambiamo molto, ma ci si para di più il sederino e non ci si preoccupa più di sembrare sfigati se non si ha nulla da raccontare, perché certe cose si superano. Beh sì, insomma. Infatti chi parte, parte per lasciare il cuore da qualche parte, e non solo il cuore, oppure per collezionare trofei. Qualcuno si accontenta anche di limonare con mezzo villaggio. Comunque, non vorrei tirarmi indietro, e di amori estivi ne ho anche io. Friggo le melanzane e penso che mangerò la parmigiana non ancora per molto. La melanzana è una verdura estiva. Finita l’estate dovrò aspettare altri otto mesi per mangiarla. Questa cosa mi sta intristendo, nonostante i capelli ‘nzevati(*) tutte le volte che occorre prepararla. Ed è uno degli effetti collaterali che accetto perché la melanzana. Per la serie “fammi quello che vuoi”. Faccio fatica a farmene una ragione, tutti gli anni così. Però so che torna lei, la melanzana. 

    (* unti)

     

  3. lifeonmars75 replied to your post: La zia vintage Ho fotografato alcuni o…

    Se quel telefono funziona ha vinto tua zia :)

    unamatta replied to your post: La zia vintage Ho fotografato alcuni o…

    Che belle foto ! Anche mia nonna ha ancora quel telefono, ha resistito a traslochi vari, durante i quali sono andate perdute svariate cose. Ma lui è sempre lì e funziona ancora benissimo

    Sìsì, funziona benissimo anche questo, e a quanto pare ha anche quello da parete ma conservato non so dove. Andrò alla ricerca di quel telefono. unamatta lifeonmars75

    herrycellophan replied to your post: La zia vintage Ho fotografato alcuni o…

    "quel coso dove stai tu" è fantastica come definizione di tumblr, ciao pizza

    Effettivamente! Io ho cercato di spiegarle un po’ in che consiste, ma non ha capito bene. Conosce per sentito dire facebook, che non chiama facebook, ma sa che non ci sono più, quindi devo abituarla a tumblr. Ciao  herrycellophan :)

    conlasabbiatraicapelli reblogged your post La zia vintage Ho fotografato alcuni o… and added:

    Tanti cuoricini per tua zia ❤

    mysoulreblog reblogged your post La zia vintage Ho fotografato alcuni o… and added:

    Tanti :3

    Grazie <3 mysoulreblog conlasabbiatraicapelli

     
  4. guerrepudiche:

    volevoessereunapizza:

    La zia vintage

    Ho fotografato alcuni oggetti vintage che mia zia conserva con tanto amore. Usa ancora quel telefono, ma ha anche un cellulare, ve lo assicuro. Quel televisore è in bianco e nero, fa parte dell’arredamento di una cucina semi-moderna, perché anche le mattonelle sono molto vintage. Nell’angolo di uno dei due garage, ha questo vecchio focolare che ha più di cinquant’anni. Mi ha spiegato come si usava. Ho promesso a mia zia che non sarà mai distrutto, tutt’al più sarà ristrutturato. Lei non vuole perché ci tiene a lasciare in questo garage tutto come sta, ci sono troppi ricordi. Questo garage sta sempre aperto, è una specie di porto dove sostano tutti quelli che passano fuori casa sua per una tazzulella e cafè. Mentre scattavo queste foto, lei mi ha detto così “però dici a quelli che stanno su quel coso dove stai tu che io non ho solo roba vecchia, ma pure roba nuova eh!”.

    This is gold

    È quello che ho cercato di far capire a mia zia, le ho detto che queste cose hanno un grande valore e piacciono. Per un po’ ha pensato che la stessi prendendo in giro, poi ha capito. Del denaro non le importa, ora vuole solo sapere quanto cuoricini si è meritata!

     
  5. La zia vintage

    Ho fotografato alcuni oggetti vintage che mia zia conserva con tanto amore. Usa ancora quel telefono, ma ha anche un cellulare, ve lo assicuro. Quel televisore è in bianco e nero, fa parte dell’arredamento di una cucina semi-moderna, perché anche le mattonelle sono molto vintage. Nell’angolo di uno dei due garage, ha questo vecchio focolare che ha più di cinquant’anni. Mi ha spiegato come si usava. Ho promesso a mia zia che non sarà mai distrutto, tutt’al più sarà ristrutturato. Lei non vuole perché ci tiene a lasciare in questo garage tutto come sta, ci sono troppi ricordi. Questo garage sta sempre aperto, è una specie di porto dove sostano tutti quelli che passano fuori casa sua per una tazzulella e cafè. Mentre scattavo queste foto, lei mi ha detto così “però dici a quelli che stanno su quel coso dove stai tu che io non ho solo roba vecchia, ma pure roba nuova eh!”. 

     

  6. "Sono gay" - "E quindi?"

    Quando visito determinati blog o pagine, se c’è una cosa che non concepisco è leggere nella descrizione “sono gay/lesbica/bisex”. Ho appena letto che ad una ragazza hanno chiesto di fare una pagina per lesbiche. Solitamente gli omosessuali sono infastiditi da certe etichette, e non vogliono essere trattati come persone diverse per le loro tendenze sessuali. Ed è il motivo per cui si fanno tante battaglie. Eppure, ho l’impressione che molti di questi provvedano da soli a mettersi delle etichette, e a porsi su un piano diverso come se si sentissero diversi. Se dicessi a uno di loro una cosa del genere, probabilmente mi insulterebbe, e non lo affermerebbe mai. Ma io lo penso. Una volta ho assistito ad una campagna elettorale studentesca in cui il candidato, nella presentazione, subito dopo il nome, disse di essere gay. Ma chissenefrega del tuo orientamento sessuale. Se voglio votarti, ti voto per le qualità che hai e perché penso che tu possa occupare una determinata posizione. Se vai a letto con un uomo è l’ultimo dei miei problemi. Così come, se mi piace il tuo blog, ti seguo a prescindere da tutto il resto. Queste stesse persone distruggono il lavoro di chi ha fatto un percorso con se stesso e con chi lo circonda, con chi ha lottato per farsi accettare, ed è brutto parlare di accettazione, cosa che non sarebbe neppure necessaria se non ci fosse tanta gente stupida. Ho tanto rispetto per gli omosessuali, ma non ho rispetto per loro in quanto omosessuali, ho rispetto per loro in quanto persone. Se volete essere considerate solo persone, siate prima voi a considerarvi tali.

     
  7. Bolle mille bolle

    Ho scoperto che la webcam del portatile ha dei filtri troppo carini, e il mio preferito è questo con le bolle, così ho invitato il gatto a fare dei selfie con me prima di uscire, e ho pariato* assai. Anche lui è rimasto affascinato dalle bolle, si vede no? Non lo stavo minacciando, giuro, è che lui è molto teatrale.

    *mi sono divertita

     

  8. Mi piacerebbe parlare con un perfetto sconosciuto per raccontargli alcune cose. Non l’ho mai fatto. Dove sta la bellezza nel parlare con un perfetto sconosciuto? Sta nel perfetto sconosciuto. Una persona che non ha legami con me e con nessuno che io conosca. A parlare con i perfetti sconosciuti si ha il vantaggio di sentirsi davvero liberi. Non stai a preoccuparti di ciò che pensa perché probabilmente non lo rivedrai più, e non ti preoccupi se quando tornerà a casa racconterà ciò che gli hai detto a qualcun altro, perché non ci sono legami tra di voi. Cosa che invece ti preoccupa quando parli con chi conosci, non sai mai davvero ciò che pensa e a volte neppure ti interessa perché vuoi solo essere ascoltato, ma è impossibile non pensare a ciò che pensa proprio perché lo conosci, perché c’è un legame, ed è impossibile non pensare a chi finiranno i tuoi pensieri. Quindi non vi stupite del fatto che le persone si confidano con gli estranei, provano un senso di libertà indescrivibile, racconteranno qualcosa senza sentirsi in dovere di spiegare troppe cose. Non li capirete ma non vi sentirete in dovere di fare troppe domande per discrezione, vi interessa principalmente ascoltare, ed è questo quello che vuole da voi chi racconta. Un po’ come quelli che scrivono su un blog col bisogno di restare anonimi, sono più liberi, si capisce da ciò che raccontano e da come si raccontano. A volte uno vuole solo essere ascoltato. Le persone che ti sono accanto non sono in grado solo di ascoltare.

     

  9. Maledetti i fessi incoscienti e gli smartphone sul lavoro

    A nessuno piace lavorare, però alcuni esagerano e meritano di perdere il lavoro, a quanto pare. Stamane ho chiamato la segreteria della mia facoltà per chiedere un’informazione. Mi ha risposto un signore, dopo un’ora dall’apertura della stessa, e con tono un po’ scocciato, dopo avergli posto la domanda, mi dice di vedere sul sito dell’ateneo. Già avevo controllato sul sito e non era specificato quello che mi interessava sapere, così gli faccio presente che se io non avessi un pc il suo dovere sarebbe quello di informarmi, sta lì per questo. Così gli pongo nuovamente la domanda, e prima mi risponde una cosa poi un’altra e mi fa capire che non lo sa, quando poi dovrebbe saperlo. In questi uffici sono tutti incompetenti. Prima che andassero in ferie chiamai per lo stesso motivo, e mi dissero che già potevo recarmi in segreteria per svolgere la pratica richiesta. Andai lì e un altro segretario mi disse che i moduli da compilare per la pratica sarebbero arrivati a fine mese, dal 25 agosto. Ecco perché stamane ho chiamato, giusto per non farmi una passeggiata a vuoto di cinque euro.
    Scommetto che ognuno di noi ne ha da raccontare di cose che dimostrano che il lavoro nobilita l’uomo. Sì, certo.
    Mio fratello mi comunicò un mese fa che un operaio dell’azienda dove sta facendo lo stage fu licenziato perché beccato, durante il turno di notte, a dormire. Anzi, gli fu proprio scattata una foto inviata chissà a chi. A quanto pare, tante volte gli era stato fatto notare che rischiava il licenziamento per la sua non buona condotta lavorativa, ma lui aveva preso sempre la questione sottogamba, perseverando. A quanto pare c’è una black list di tutti quelli che rischiano il licenziamento. Lui, come tanti altri, è un padre di famiglia, ha due bambini piccoli. Mi chiedo come abbia fatto quest’uomo ad agire in modo così superficiale, come abbia fatto a non preoccuparsi sapendo di avere una famiglia a carico. Solo dopo il licenziamento si è prostrato ai piedi del direttore, o di chi per lui, chiedendo perdono. Tutto ciò invano. Mi chiedo come abbia fatto a guardare la moglie e i suoi figli negli occhi quando è tornato a casa. Sì ok, maledetti gli smartphone e la gente falsa che ti pugnala alle spalle. Ma di questi tempi, con tutti gli avvertimenti ricevuti, si può essere così fessi in un ambiente lavorativo dove si è circondati da tanti squali?
    Insomma, ci sono così tante persone che perdono il lavoro, che si ammazzano perché si sentono inutili senza un lavoro, che non lo trovano dopo anni di studio, e poi chi ce l’ha si prende pure il lusso di comportarsi come vuole, senza rispettare le regole. Ed è inutile dire che ci sono tante persone incompetenti che occupano posti che non meritano. Come si fa ad essere così incoscienti e menefreghisti? Non si è mai troppo grati per ciò che si ha. Capisco che lavorare non sia bello, sarebbe meglio stare a casa stravaccati sul divano. Ma è bello starci dopo aver ricevuto una lettera di licenziamento con la consapevolezza che si è ormai fuori dal mercato del lavoro? Non so questa gente come faccia a vivere. Nessuno qui vuol fare la morale, ma è inaccettabile un comportamento del genere. Che poi, come lui ce ne sono tanti, ed è colpa loro e del sistema, della mancanza di controlli e della troppa flessibilità.
    Il mio prof di storia dell’arte giocava a braccio di ferro con gli alunni, che lo riprendevano. Lui si cagava sotto e implorava di posare i cellulari perché altrimenti sarebbe stato licenziato. Spiegava duecento pagine in un quarto d’ora, non sapeva nulla. È diventato direttore di un liceo.

     

  10. Tutto ciò che è stato, 
    se lo abbiamo visto quando era, 
    quando se ne va è tolto da dentro di noi. 
    alla fine rimane ciò che e’ rimasto di ieri e 
    ciò che rimarrà di domani: 
    l’ansia insaziabile e molteplice dell’essere 
    sempre la stessa persona ed un’altra.

    Fernando Pessoa