1.  

  2. L’egoismo che fa bene

    ilbarsullamontagna:

    volevoessereunapizza:

    • Prima di amare, bisogna amarsi (sì, se stessi).
    • Prima di essere un “ne vali la pena”, bisogna essere un “(io) ne valgo la pena”.
    • Prima di essere una buona ragione per gli altri, bisogna esserlo per se stessi.
    • Prima di voler bene, bisogna volersi bene.

    Questo è ciò che io chiamo “egoismo positivo”.
    Non lo è solo per chi lo pratica, ma per tutte le persone che gli stanno intorno.
    Siamo esseri influenzabili, spesso senza nemmeno accorgercene.
    Eppure tutti abbiamo vissuto almeno una volta l’esperienza di essere felici e avere a che fare con una persona nervosa e trovarci a nostra volta nervosi.
    Così come, al contrario, di essere giù e trovare qualcuno di così positivo da svoltarci la giornata.
    Volersi bene, impegnarsi per essere felici prima di tutti è un gran gesto. Perché può rendere felici gli altri.

    Volersi bene vuole dire conoscere e riconoscere i propri pregi e i propri difetti.
    Apprezzare gli aspetti positivi e lavorare per smussare quelli negativi.
    Il che rende “inoffendibili”, come dice il nonno, perché anche se qualcuno ti mette di fronte un tuo limite, non è cosa che ignori.

    Bisogna avere per dare.

    Esattamente, nulla da aggiungere.

     

  3. L’egoismo che fa bene

    • Prima di amare, bisogna amarsi (sì, se stessi).
    • Prima di essere un “ne vali la pena”, bisogna essere un “(io) ne valgo la pena”.
    • Prima di essere una buona ragione per gli altri, bisogna esserlo per se stessi.
    • Prima di voler bene, bisogna volersi bene.
     

  4. Il super santos

    Il momento più bello della serata è stato quando alle due di notte, arrivati al parcheggio, il mio amico, che parlava delle stempiature e degli anni di Cristo che si avvicinano, ha tirato fuori dalla macchina (inaspettatamente) un super santos, e abbiamo tirato calci al pallone per mezz’ora. In un attimo sono scomparsi tutti i problemi, le preoccupazioni, le paure, le ansie e i pensieri negativi, tornando bambini. Come quei bambini che passavano i pomeriggi a giocare nel viale di casa e ogni volta finiva nella proprietà del vicino che urlava vo buc’ stu pallon’, come quando il giorno di pasquetta partivano per la scampagnata portando con sé l’immancabile pallone arancione amico di avventure e disavventure, come quando si andava al mare e si giocava a schiaccia sette in acqua.

     

  5. faccioapugniconilmondo:

    volevoessereunapizza:

    A volte penso di essere totalmente incapace a tenere in vita relazioni umane in virtù di come sono impostate la maggior parte delle relazioni. Non mi sono mai conformata a ciò che fanno gli altri, quindi non tendo a cambiare in questo ambito. Succede che io non sono una di quelle persone…

    Non avrei potuto trovare parole più adatte per esprimere questo mio modo di essere. Meno male che ci hai pensato tu! :)

    Ho visto così tante persone andarsene via da me perché non li cercavo mai. Così come mi sono stancata e quindi allontanata io da certe persone perché mi assillavano continuamente con messaggi su ogni app possibile ed immaginabile, squilli e chiamate.

    Ci si può, anzi oserei dire “deve”, amare e voler bene anche senza tutte queste ossessioni.
    Forse si sono un po’ perse di vista le priorità… :/

    ( Lo volevo scrivere da un po :) )

    È quello che penso anche io. Sicuramente ognuno ha le sue priorità, però a volte ci vuole moderazione, discrezione, e rispetto. E l’ossessione fa male a se stessi, ancora prima di infastidire gli altri.

     

  6. Ma il bene è direttamente proporzionale a quanto uno rompe il cazzo? (scusate)

    A volte penso di essere totalmente incapace a tenere in vita relazioni umane in virtù di come sono impostate la maggior parte delle relazioni. Non mi sono mai conformata a ciò che fanno gli altri, quindi non tendo a cambiare in questo ambito. Succede che io non sono una di quelle persone costantemente presente. Per tali intendo quelle che mandano messaggi tutti i giorni o più volte durante il giorno. Quelle che si fanno sentire spesso, che ti cercano costantemente e impongono, in un modo o nell’altro, la loro presenza. Rispondo spesso in ritardo ai messaggi, a volte non mi faccio proprio sentire. In un’era come quella che stiamo attraversando, in cui ci circondiamo di mezzi per poter stare costantemente a contatto con le persone (in cui è più facile rompere, diciamolo), può sembrare assurdo. Anche io ho uno smartphone e anche io ho varie app per poter mandare messaggi istantanei, aggiornare tutti su tutto ciò che mi accade. Eppure ne faccio uno sporadico uso (del tipo che ho disattivato le notifiche di diverse app), alcuni miei amici mi prendono in giro perché il cellulare è nuovo pur non essendo di ultima generazione e pur avendolo da qualche anno. Alcuni mi rimproverano e mi dicono “a che ti serve?”. 
So per certo che molte persone sono infastidite da questo mio modo di fare anche se non me lo dicono. Pur sapendo ciò, io non cambio. Rispondo ai miei bisogni e alle mie esigenze, a volte me ne sto pure per ore sola, isolata da tutti perché mi piace stare sola con me stessa, anche a non fare niente. Penso che molti non amino stare soli.
 Non ho mai pensato che il bene o l’amore potesse avere come metro di misura il numero di chiamate o messaggi inviati durante il giorno. Così come dirsi spesso ti voglio bene o chissà quale altra frase affettuosa, che non è da me. Per me queste sono sciocchezze. Ho avuto modo di constatare che molte persone, solite imporre la loro presenza in questo modo, nei momenti più importanti non c’erano. A me viene riconosciuto esattamente il contrario. Quando qualcuno dei miei amici ha bisogno di me, io ci sono subito. È probabile che ad uno stupido messaggio come “che fai” rispondo dopo secoli, ma non ad una richiesta di aiuto, di qualsiasi tipo essa sia.
 Quando un rapporto è abbastanza consolidato, non mi preoccupo di doverlo vivere costantemente, so che c’è e mi basta questo. 
Però, mi rendo conto che non siamo tutti uguali e c’è chi necessita di questo. Lungi da me dal voler criticare, ma che non venga criticato il mio modo di essere. Mi dispiacerebbe se qualcuno fosse spaventato da questo mio modo di fare. Se ne parlo è perché mi preoccupa questo. Però, nonostante questo mio modo di fare, quando credo in un rapporto, quando scelgo di coltivare una relazione, sono indirettamente la persona più presente e spendo tutta me stessa. Ma a quanto pare no. Amo male.

     

  7. È arrivata la morte, e ha questa notizia per noi: la parola selfie è entrata a far parte dello Zingarelli. 

     

  8. Io dico no

    alle ragazze magre, corporatura normale (o giusto con qualche chilo in più), che dicono di essere grasse e si lamentano solo allo scopo di ricevere complimenti su complimenti;
    agli omosessuali che si auto-etichettano;
    agli omosessuali che hanno la coda di paglia a causa della loro omosessualità (alcuni devono ricordare di essere persone e che la loro personalità o il loro carattere prescinde dall’orientamento sessuale);
    agli eterosessuali che specificano di essere eterosessuali perché si “preoccupano” di passare per omosessuali;
    alle persone che si vestono del loro lavoro, cioè diventano il loro lavoro e si presentano per il lavoro che fanno;
    alle persone che del concetto l’unione fa la forza ne fanno solo un mezzo per escludere/allontanare chi dissente dalle loro idee così da isolarlo;
    alle persone che girano la faccia dall’altra parte quando qualcuno ha bisogno d’aiuto dimenticando che l’unione fa la forza;
    alle persone che parlano come libri stampati usando la scrittura o la parola come mezzo per snobbare il prossimo;
    alle persone che non hanno capacità di discernimento mitizzando e idealizzando tutto ciò che a loro piace;
    alle etichette a prescindere;
    al bastian contrario sempre e comunque;
    alle cose che sono buone belle o giuste perché piacciono alla maggior parte.

    (tu bi continued)

     

  9. A volte ci si perde troppo su come doveva andare e non è andata, piuttosto che accettare che è andata diversamente e che ad un certo punto bisogna andare avanti così com’è, provando ad essere il più possibile flessibili.

     
  10. Voleva solo laurearsi (aveva tutta la vita davanti)